lunedì 17 gennaio 2011

Stavolta sara’ peggio del 1994, ma non sara’ l’ultima

Mentre l’Italia galoppa verso il baratro, da queste parti insistiamo a dilettarci nell’elaborazione di pronostici non comuni sul futuro politico che attende il Bel Paese.

Abbiamo stabilito che la nostra non e’ una vera democrazia, se mai ne esiste una. Direttamente o indirettamente, l’Elite finanziaria globale controlla gran parte degli eletti e dei nominati del nostro Paese. Nell’elaborazione dei pronostici possiamo percio’ tralasciare le schizofreniche diatribe sulle possibili alleanze tra gli attori. Un esempio di sterile “osservazione della buccia” e’ consultabile a questo link. Gli attori si alleeranno in qualche modo, lo spettacolo deve continuare, ma cio’ non avra’ alcuna influenza sulle decisioni effettive e sul nostro destino.

I grandi potenti della Terra hanno un obiettivo intuitivo: controllare il mondo, ossia controllarne i quattro elementi (acqua, terra, aria e fuoco) ma non possono farlo da soli (sono poche decine e nessuno in eccellenti condizioni fisiche). Per realizzare il loro scopo hanno bisogno di mano d’opera, tanta mano d’opera, diciamo tutta la mano d’opera disponibile. La mano d’opera siamo noi, ossia gli altri esseri umani, la gente. Come gestire questa mano d’opera? Come controllare la gente? I padroni del mondo hanno scelto da tempo uno strumento - la democrazia - ed hanno cominciato ad esportarla dove possibile. Da noi sono arrivati nel ’45, qualcuno magari se lo ricorda.


Il risvolto tragicomico della democrazia di facciata – tragico per noi e comico per l’Elite capitalista - e’ che prevede l’elezione e la nomina dei dirigenti “politici”. Nella versione ideale e’ il popolo a scegliere i dirigenti politici, nella versione di facciata e’ l’Elite dominante. Come e’ possibile? Con sistemi elettorali che non prevedono la scelta dei candidati, con le liste d’accesso compilate dalla nomenclatura in carica, col nepotismo, con la corruzione. E se a qualcuno viene il dubbio? Basta un poco di tivvu’ e la pillola va giu’, la pillola va giu’, la pillola va giu’.

A conti fatti, a noi della democrazia restano soltanto gli inconvenienti. L’accesso alle procedure elettorali tende a responsabilizzare la gente comune, la fa sentire partecipe, la illude di avere voce in capitolo e con cio’, ovviamente, la modera. Per il popolo e’ difficile accettare la realta’ nonostante l’evidenza perche’ in una democrazia, anche se la classe dirigente si adopera palesemente in funzione dell’interesse di pochi, la gente e’ convinta di aver attuato la scelta e quindi che sia anche un po’ colpa sua. Orgoglio, qualunquismo, propaganda e distrazioni impediscono ai piu’ di ammettere a se’ stessi di aver votato un delinquente.

Da quando l’Elite del denaro ha scelto – ed e’ stata scelta da – gli Stati Uniti come alleato, il trend programmatico di entrambi e’ consistito nel ridurre ai minimi termini il potere decisionale dei singoli apparati statali degli altri. Meno contano meglio e’ per chi di mestiere fa girare masse di uomini reali e montagne di denaro virtuale da un continente all’altro. La progressiva amputazione dell’autorita’ dei singoli Stati nazionali ha aumentato i margini operativi dell’Elite, ha incupito il disinteresse della gente comune alla partecipazione ed ha sensibilmente allontanato l’una dall’altra le categorie in cui si usa dividere la societa’ economica: i ricchi dai poveri. Cio’ e’ un bene o un male? Dipende. Se hai un panfilo attraccato al molo ed un elicottero sul tetto della tua villa, allora non puoi che esserne soddisfatto. Se vivi in affitto in un sobborgo metropolitano e consumi le tue giornate lavorando per quello che ha il panfilo sotto casa, allora la situazione dovrebbe portarti ad una reazione. Ma cio’ nella maggior parte dei casi non succede per le ragioni che abbiamo spiegato pocanzi e per molte altre che abbiamo spiegato altrove. La gente comune si sfoga, nella migliore delle ipotesi, attraverso le elucubrazioni linkate in prima battuta.

Comunque sia, dopo gli ultimi iperbolici exploit di Mussoloni l’Elite ha allertato il gabinetto di analisti dedicato al Bel Paese. Quali sono le pedine a loro disposizione?

I cattocomunisti sono da tempo, a mio giudizio, il referente principale in Italia dei cosiddetti ‘poteri forti’ internazionali. Lo divennero nel 1990 quando il Partito Comunista Italiano si sciolse definitivamente dividendosi in due parti: quelli che stavano al gioco dell’Elite (il PDS) e quelli che non ci stavano (Rifondazione). Non a caso fu il centro-sinistra, nominato per l’occasione Ulivo, ad occuparsi tra il 1996 ed il 2001 degli affari che contavano veramente: annessione all’Euro e dismissione del patrimonio pubblico su tutti. Oggi si chiamano PD, hanno le stesse facce e gli stessi padroni.

Il destino del PD e’ – a sentire i suoi elettori – incerto come da tradizione. Personalmente invece trovo le mosse della cote’ gauche estremamente prevedibili. Quando le cose tirano al peggio di solito si scindono, come da tradizione. Ormai siamo nel 2011 e questa volta pare che i due prescelti a rappresentare l’ennesimo scisma siano Prezzemolo e La Nikka. I poteri forti, in tutta evidenza, se li becca Prezzemolo.

Oltre all'Elite finanziaria globale (che e’ una trama complicatissima di Massonerie internazionali e nazionali di cui molte deviate, Cerchi Sovrastrutturali, Nuovi Ordini Mondiali anglo-tedeschi, progetti Zeitgest ed affini, lobbies capitaliste ebree ma soprattutto americane ed altro ancora), gli altri due potentati in Italia sono il Vaticano e le mafie, ne abbiamo parlato piu’ compiutamente qui  e qui. In passato (dal 1946 al 1983) Vaticano, mafie e Stati Uniti composero quella che abbiamo chiamato Trimurti, ossia la terna dei padroni. All’inizio i soci nostrani non se la cavarono male ma anno dopo anno gli Stati Uniti evolsero ingigantendo la loro influenza, da noi come un po’ dappertutto all around the world. Il potere dei ‘nostri’ ne usci’ ridimensionato. L’assimilazione americana raggiunse il top negli anni ’80 per poi intraprendere un lento declino. Da un ventennio a questa parte, crisi dopo crisi, le quote di potere degli Stati Uniti intesi come Stato vengono gradualmente risucchiate dai suoi ‘creditori’, che poi sono anche i nostri. In Italia come altrove, la loro quota amplificata da mezzo secolo di esportazione della democrazia, sta cadendo nelle mani capienti della finanza internazionale, ossia di chi stampa la grana. Cio’ non toglie che mafie e Vaticano siano sempre li’, per nulla propensi a dismettere le proprie residue prerogative.

Insomma, cio’ che il popolo italiano ha potuto scegliere negli ultimi vent’anni e’ se esser servo piu’ dell’Elite finanziaria (votando i cattocomunisti) o piu’ del duo Vaticano-mafie (votando Mussoloni).

Ormai e’ chiaro anche per chi lavora Galeazzo che, incapace di accettare la sua natura di Persempresecondo, si e’ venduto per un pugno di dollari. Lasciamolo saltaquagliare ancora un po’ a destra e a sinistra del trono. La storia dimentica le banderuole.

Il Condor e’ per me e per la nazione, come sempre, un enigma. Credo lo sia in buona parte anche per il gabinetto di analisti che giocano a Monopoli con la nostra vita nelle segrete del Palazzo di Vetro. Il Condor ha fatto passi decisi verso il dialogo coi poteri forti ma non in una sola direzione. Per il Vaticano e’ un buon interlocutore - e’ uno che inchioda i crocifissi alle pareti delle scuole – ma soprattutto e’ uno che sa abbindolare e gestire la piccola borghesia settentrionale, categoria che oramai e’ sfuggita al controllo dei parroci di provincia e ancora non subisce il fascino dei porporati romani, se mai lo subira’. Per le mafie il Condor e’ un esempio di strategia politica, i tentativi meridionali di imitazione del progetto Lega Nord non si contano piu’. Con l’Elite finanziaria, infine, il dialogo e’ obbligato poiche’ entrambi operano sullo stesso territorio, il settentrione del Paese. Mi sforzo, ma non riesco a credere che il Condor ci abbia venduto o possa decidere di farlo. E’ uno che ha visto la morte in faccia e che ha deciso di non mollare. Se non si e’ ritirato a godersi una vecchiaia di agi e pubblicazioni deve avere in mente qualcosa. Per come la vedo io, il Condor e’ destinato a giocare un ruolo importante al momento della resa dei conti. I recenti tentativi di abbassare geograficamente la linea che separa la Padania dal sud del pianeta possono dimostrare due tesi opposte: quella della competizione e quella della collaborazione. Nel primo caso c’e’ ancora una speranza, il Condor cerca di rallentare l’assimilazione del centro Italia alla ragnatela dell’Elite globale, nel secondo caso - amici romagnoli, toscani, marchigiani e via discorrendo – siete definitivamente fottuti. Se anche lui lavora a tempo pieno per i grandi poteri internazionali, allora non resta proprio nessuno ad arginare lo tsunami. Tranne noi.

Riedizione riveduta dell’articolo ‘Stavolta sara’ peggio del 1994, ma non sara’ l’ultima’ del 7 novembre 2010

1 commenti:

  1. Una analisi chiara e brillante di cosa è la democrazia: la condivido pienamente. Mi viene in mente una frase, detta non so da chi, forse Churchill, ma sicuramente cara a Montanelli: LA DEMOCRAZIA E' IL SISTEMA DI GOVERNO MENO PERFETTO, MA IL MIGLIORE. Lei che alternative propone? Non credo cambiamenti nell'opposto della democrazia, ma quali correttivi? Tanto per essere circostanziati, quali correttivi nella legge elettorale?
    Il Condor. Indcifrabile.
    E se fosse una persona sostanzialmente onesta che si muove in un mondo di farabutti?

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